Non avrà il cognome della madre

Questo sito ha lo scopo di promuovere una nuova normativa in tema di trasmissione del cognome ai figli che consenta ai genitori di scegliere liberamente se trasmettere il cognome paterno piuttosto che quello materno, o il doppio cognome. Questo è quanto proponiamo alle donne e agli uomini che vogliano contribuire al superamento del patriarcato.

 
sabato 19 agosto 2017
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La storia di Alessandra

Alessandra vuole dare il doppio cognome a suo figlio al momento della nascita, l'ufficiale dell'anagrafe rifiuta e Alessandra inoltra un ricorso al TAR , intanto apre anche un'istanza per il cambio di cognome, che andrà felicemente in porto prima della discussione al TAR.

 

Racconta Alessandra:

 

1) il ricorso al TAR è stato fatto contro il provvedimento dell'ufficio anagrafe, che, al momento (maggio 2004) in cui siamo andati a dichiarare la nascita, non ci ha permesso di attribuire al bambino sia il cognome paterno che quello materno (all'epoca eravamo genitori non uniti in matrimonio, ma non volevamo percorrere la strada del riconoscimento prima della madre e poi del padre, perché lo avvertivamo come sommamente ingiusto e in ogni caso perché non dava garanzie sulla conservazione di entrambi i cognomi).
Le domande conclusive erano le seguenti:
- annullamento del diniego di imposizione del secondo cognome, quello materno, al proprio figlio al momento della denuncia della nascita allo Stato Civile e dichiarazione del diritto di attribuzione del secondo cognome, quello materno, al proprio figlio fin al momento della dichiarazione della nascita;
- in subordine, nella denegata ipotesi in cui il Tribunale avesse ritenuto che l’art. 262 C.C. escluda la possibilità di aggiunta del cognome materno a quello paterno all’atto della dichiarazione di nascita del figlio, volesse sollevare incidente di legittimità costituzionale dell’art. 262 del Codice Civile, posto a base del diniego impugnato, per contrasto con gli artt. 2, 3, e 30 della Costituzione.
L’udienza di discussione era fissata per la fine di giugno del 2009.
Una settimana prima del’udienza il Prefetto Porzio comunicava l’avvenuta adozione del decreto ministeriale che autorizzava la pubblicazione dell’istanza di aggiunta del cognome, e ne trasmetteva copia fax, sicché abbiamo chiesto il rinvio dell’udienza di discussione al TAR, ma il Presidente ha “preteso” la cancellazione della causa, ferma restando la possibilità della riassunzione nel biennio successivo.
Avendo ottenuto per altra via il risultato a cui mirava il ricorso al TAR, non lo riassumeremo.
2) Pendente il ricorso al TAR, nel marzo 2005 abbiamo proposto istanza ex artt. 84 e ss. del D.P.R. 3 Novembre 2000 n. 396 al Ministero dell’Interno per il tramite del Prefetto locale, fondata su due ordini di motivazioni: A) ragioni di identità e identificazione personale, morali e affettive. Precisavamo che ai fini dell’identità e identificazione personale di nostro figlio, e anche in funzione del pieno sviluppo della sua personalità, ritenevamo opportuno (e avevamo scelto, dinanzi all’Ufficiale di Stato Civile di) esplicitare la provenienza familiare del bimbo, mediante l’indicazione oltre che dalla famiglia di provenienza paterna, altresì da quella materna. Allegavamo, poi: la storia del ramo paterno di provenienza della mia famiglia, dal mio bisnonno, al mio nonno, a mio padre, documentata, per quanto è stato possibile, con i titoli di ciascuno, onorifici e/o professionali; la precisazione che era necessario il doppio cognome ai fini dell’identità e identificazione del bambino, giacché noi genitori non eravamo uniti in matrimonio e pertanto eravamo a nostra volta identificabili e identificati socialmente quali singoli individui, non accomunati dal nome del coniuge di sesso maschile e nell’istituto della famiglia, per tale inteso dalla normativa italiana. B) ragioni di diritto: l’assenza di divieto nell’ordinamento italiano, nel quale non è rinvenibile alcuna disposizione normativa che vieti l’attribuzione al figlio del cognome materno in aggiunta a quello paterno; la violazione della Costituzione (artt. 2, 3, 30) e del C.C. (artt. 6 e ss); la violazione della Costituzione (art. 3), in quanto la negazione della possibilità di attribuire al bambino il cognome della madre, in aggiunta a quello del padre contrasta con il principio di uguaglianza di cui all’art. 3 della Costituzione, oltre che con i mutamenti sociali, non concedendo pari opportunità e uguaglianza ai genitori in ordine alla trasmissione del cognome al figlio.
La richiesta è stata accolta (giugno 2009 il decreto "provvisorio"; marzo 2010, comunicato il 19.05.2010, il decreto "definitivo") sulla scorta delle ragioni affettive.
3) L’ufficio anagrafe, a richiesta del 31.05.2010, ha provveduto il 1.06.2010 all’annotazione del doppio cognome.

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